La TV è uno dei mezzi di comunicazione di massa più utilizzati.
Secondo me, la televisione “modella la struttura mentale” in quanto mezzo di comunicazione: il messaggio, infatti, è la TV stessa.
La TV eredita gli usi sociali della radio potenziando, rispetto a essa, la concorrenzialità con il cinema. II gradimento popolare della televisione è dovuto al fatto che essa offre una percezione quasi completa: offre una realtà riprodotta (illusione di realtà). Infatti, oggi, è reale e rilevante ciò che si vede in TV.
In Italia il servizio televisivo inizia il 3 gennaio 1954 ed è svolto dalla Rai, in regime di monopolio e sotto controllo governativo, insieme a quello radiofonico. La grande espansione della TV in Italia avviene tra il 1956 e i primi anni Settanta; dal 1961 ci sarà un secondo canale, dal 1979 un terzo e la TV a colori.
Prima dell'avvento della televisione, in Italia, la gente si riuniva per “fare filò”, per raccontare, per ascoltare storie e “fare memoria”.
La TV, inizialmente medium di nicchia, era nelle possibilità economiche di pochi: al centro non c'era più il racconto popolare ma l'intrattenimento delle immagini in bianco e nero e il sonoro provenienti da una piccola scatola.
Nel periodo del boom economico, la televisione è entrata nelle case di tutti perché è diventata un medium “low cost”, facilmente accessibile e fruibile.
Le due linee di sviluppo delle tecnologie dell'immagine e della telecomunicazione si intersecano nella televisione, un medium dalle potenzialità prodigiose.
Le immagini in movimento e il sonoro trasmettono un vero e proprio linguaggio (dalle inquadrature al montaggio) e, nello stesso tempo, si “sovrappongono” alla scrittura: proprio per questi motivi, secondo me, la TV è mezzo di coesione e sviluppo sociale, di diffusione e innovazione culturale.
Così, la televisione, nei possibili effetti collaterali, forgia il pensiero cosciente, estroflette la memoria e trasforma il pensiero.
Quindi, con essa, si trasformano profondamente i processi sociali, economici e politici, ma anche quelli culturali e cognitivi.
La partecipazione collettiva a eventi e programmi diffusi attraverso format scientificamente progettati porta ad una omologazione culturale tipica dei sistemi sociali a elevata partecipazione, da cui la metafora del villaggio globale.
La tv è medium che trasforma il pensiero
Quale è il presente e il possibile futuro della televisione?
Dalla fine del monopolio dello stato e la conseguente nascita di una moltitudine di TV private, si è modificato profondamente il concept della programmazione: con l'obiettivo di raggiungere l'utente e renderlo protagonista nasce il “metagenere” e, in seguito, la “real-TV”.
Oggi, tutti i media, dal telefono, alla stampa, alla TV vengono sottoposti ad una radicale trasformazione adottando le nuove tecnologie: la convergenza digitale trasforma il PC in supermedium in grado di gestire in tempo reale non più solo testo, ma immagini, musica, video, assegnandone il controllo e l'editing all'utente.
Aldo Grasso evidenzia che “non dobbiamo cedere all'ingenuità della retorica secondo cui la televisione non esiste più, ma dobbiamo pensare che si è trasformata in qualcosa di radicalmente diverso e totalmente nuovo: la TV rimane una sorta di “motore della convergenza”, con una posizione centrale nell'industria culturale nazionale e internazionale, da diversi punti di vista”.
La televisione, quindi, non è destinata a scomparire perché resta il medium più immediato ed accessibile dal fruitore: è il “mezzo” in cui convergono gli altri media.
Per le generazioni precedenti, la televisione rimane quella generalista mentre, per i più giovani, nati nell'era digitale, si modifica per interagire e coinvolgere diventando, così, un medium che si evolve verso un target ricercato.
Secondo me, il cambiamento in atto è positivo e stimolante ma include la necessità di acquisire nuove competenze per poter accedere ai contenuti proposti.
I “digital natives” sono destinati ad usufruire dei media in modo diverso, continuativo e frammentato nell'arco della giornata.
Penso, per esempio, ad uno zapping diverso nel futuro: non quello a cui siamo abituati e determinato dal semplice uso del telecomando, ma ad uno “zapping totale” in cui tutto è frammentato, “collegabile” e raggiungibile in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo e che richiede al fruitore nuove competenze nel saper utilizzare le tecnologie per addentrarsi e “muoversi” con disinvoltura nei media.
Intendo con “zapping totale” una totale immersione del “fruitore” che, in quanto nuovo protagonista e co-costruttore del palinsesto quotidiano, ricerca e cambia istantaneamente per il piacere di trovare il “vestito” più adatto e, così, ritrovare (o illudersi di trovare) sé stesso.
In questo processo convergente, si sta realizzando un graduale ma inesorabile spostamento della televisione dai Mass-media ai Social-media: è un “cammino” verso la capacità di sfruttare l'intelligenza collettiva della rete; si aggiungono, così, nuove dimensioni alla comunicazione caratteristiche proprie dell'ipermedialità.
Gli effetti collaterali della TV “connessa” si dirigono verso il sostegno del pensiero associativo, intuitivo, divergente e creativo.
Bibliografia:
G. Cecchinato, Tags:media, conoscenza;
Menduni, I linguaggi della radio e della televisione;
A. Grasso; Invito alla televisione.



I ritmi e la cultura della società si stanno modificando: il pubblico è ancora legato alla televisione generalista ma, secondo me, i giovani nati nell’era digitale sono destinati ad usufruire dei media in modo diverso, continuativo e frammentato nell’arco della giornata.
RispondiEliminaLe odierne e diverse tecnologie accompagnano le nuove generazioni ovunque: è sufficiente, per esempio, camminare per strada per vedere i ragazzi con le cuffie costantemente collegate allo smartphone, alla play, ad un i-pad che, a loro volta, si connettono alla rete…
Penso ad anch'io ad uno zapping diverso nel futuro: non quello a cui siamo abituati e determinato dal semplice uso del telecomando, ma ad uno “zapping totale” in cui tutto è frammentato e raggiungibile in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo e che richiede al fruitore nuove competenze nel saper utilizzare le tecnologie per addentrarsi e “muoversi” con disinvoltura nei media.
Ricordo, a questo proposito, che insegnavo ai miei nonni ad usare il telecomando e a mio padre il videoregistratore; nel futuro, secondo me, sarà necessario insegnare questo nuovo modo di "fare zapping".
Intendo con “zapping totale” una totale immersione del “fruitore” che, in quanto nuovo protagonista e co-costruttore del palinsesto quotidiano, ricerca e cambia istantaneamente per il piacere di trovare il “vestito” più adatto e, così, ritrovare (o illudersi di trovare) sé stesso.
(MM)
Concordo pienamente.
RispondiElimina