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per gli insegnanti.
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Il Progetto

IL PROGETTO

MediaVis nasce dall'esigenza degli insegnanti di confrontarsi su un argomento attuale e che ha rivoluzionato il modo di comunicare e di apprendere: i
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domenica 26 gennaio 2014

WEB 2.0: UNA VOCE CRITICA

Essere ovunque è non essere da alcuna parte (Seneca).
Personalmente, il Web mi ha sempre trasmesso inquietudine nel pensare al tracciamento dei dati personali; di fronte a determinate proposte commerciali o a semplici ricerche, mi chiedo se la Rete mi conosce e fino a quale punto.
L'irrealtà del Web, a mio parere, è duplice: non riguarda solo le informazioni che il cervello recepisce ma anche il rapporto stesso con lo schermo; sembra proprio che le pagine Web mi osservino per darmi la risposta “più scontata” e conformista.
Le navigazioni e, soprattutto, la grande quantità di informazioni presenti in una sola pagina Web, anche per me, sono una lettura differente: non solo per una questione di link che sembrano sostituirsi ai ben più complessi collegamenti della lettura lineare, ma anche per la moltitudine di media usati contemporaneamente (multitasking), di “app”, di pagine aperte, di suoni, di video e di musiche che coinvolgono la quasi totalità dei sensi.
Mi capita spesso di utilizzare lo smartphone e, nello stesso tempo, accendo la radio e utilizzo un paio di computer per rendere più agevole la lettura di più pagine contemporaneamente.

Utilizzare le nuove tecnologie insieme distrae

Quando andiamo online entriamo in un ambiente che favorisce la lettura rapida, il pensiero distratto e affrettato, l'apprendimento superficiale. 
L'attuale esplosione delle tecnologie digitali non sta cambiando soltanto il modo in cui viviamo e comunichiamo, ma sta anche alterando i nostri cervelli rapidamente e profondamente” (Small). Nella lettura online sacrifichiamo la funzionalità che rende possibile la lettura approfondita (Wolf). Se la memoria di lavoro è il blocco per appunti della mente, la memoria a lungo termine è il suo archivio. 
Quando, però, prendo carta e penna, rifletto sulle parole, compongo le frasi, correggo gli errori e ne prendo consapevolezza e mi soffermo per rileggerle, mi rendo conto della grande diversità con la tastiera e il monitor: sono convinto che la lettura approfondita genera un cervello letterario; la lettura silenziosa è segno e strumento di autoconsapevolezza (J. Carroll) perché il lettore diventa davvero il libro. 
Il frammento di testo in Rete, invece, non incentiva a considerare l'opera nella sua interezza. 
La scrittura, la stampa e il computer sono tre modi di rendere tecnologica la parola, e questo processo è irreversibile: i tracciati nel nostro cervello vengono ancora una volta deviati (Ong).
A mio parere, l'utente stesso è attratto e assorbito perché circondato dal contenuto di tutti i media che, a loro volta, sono stati assorbiti dal Web: i link, infatti, alterano la nostra percezione dei media. 
Ogni volta che accendiamo il computer, ci tuffiamo in un “ecosistema di tecnologie dell'interruzione” (Doctorow): è per questo che preferisco stampare i documenti che, altrimenti, mi risulterebbero quasi illeggibili quando sono connesso.
Il mondo irreale della Rete genera una sorta di iper-io al centro di un iper-universo di cui è impossibile trovare una direzione e, quindi una propria e insostituibile identità ma la persona diviene artefatto riprodotto: secondo me, è la stessa sensazione di “ritrovare”, con i social network, persone lontane che, nell'incontro in Rete, rimangono lontane sia fisicamente che nell'immagine di sé che vorrebbero dare.
Mi sembra che la rete promuova il pensiero calcolatore su quello creativo mentre mi convinco sempre di più che il tracciamento, la distrazione, l'inattendibilità e la frammentazione generino omologazione e devianza sociale.


La Rete è stata progettata proprio come un sistema di interruzione, una potente macchina di dispersione dell'attenzione. Quando il nostro cervello è sovraccarico cerchiamo “distrazioni più distraenti” (Klingberg). Nel caso ideale in cui sviluppassimo solamente la memoria a breve termine, sono convinto che potremmo dimenticare chi siamo e da dove veniamo perché sovraccarichi di ciò che sta al di fuori di noi stessi.
Nel Web non si legge (Nielsen), si muovono freneticamente gli occhi. 
Mentre Seneca ci ricorda che “l'elaborazione profonda” è alla base dell'acquisizione attenta di conoscenze, dell'analisi induttiva, del pensiero critico, dell'immaginazione e della riflessione”. 
Non vorrei demonizzare totalmente la Rete; infatti, credo che la responsabilità dell'uso dei mezzi tecnologici sia della mano che li guida e della mente che li abita.

Fonti: 
Videolezione del prof. Graziano Cecchinato;
Carr N. (2011), Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello, Raffaello Cortina Editore, Milano.

1 commento:

  1. Personalmente appartengo ad alcune Comunità on-line al di fuori del percorso universitario: ho creato degli account nei diversi Social Network (Facebook, Twitter, LinkedIn, Google+, Delicious, Youtube), sono iscritto ad alcuni Blog (ad esempio “elbagolo”) e partecipo a mailing-list (ad esempio “Maan-Insieme”).
    Per quanto riguarda il mio rapporto epistolare con la Rete e le Comunità, sono spesso restio ad una costante partecipazione attiva: cerco, anche per una mancanza di tempo, di selezionare e rispondere agli “stimoli” di maggior interesse.
    Sono convinta dell'importanza formativa dei luoghi di apprendimento informale del WEB 2.0; infatti, strumenti come i blog hanno definitivamente trasformato Internet “da rete di contenuti a infrastruttura di discussione”: non tendono a trattenere il lettore ma lo dirigono fuori da sé attraverso i link in essi contenuti (Granieri).
    II forum, può essere considerato un'evoluzione del newsgroup, ossia una bacheca elettronica di messaggi in relazione ad uno specifico argomento.
    Entrambi sono bidirezionali e permettono di attivare processi cognitivi, riflessivi e metariflessivi e favoriscono l'apertura dell'io all'altro: attivano la dimensione educativa e formativa del narrarsi”.

    Fonte: Petrucco C., Didattica dei Social Software e del Web 2.0. Padova: CLEUP, 2010 (Cap. 7).

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